Gestione del catetere venoso per emodialisi
Le raccomandazioni di buona pratica clinica SIAN sul catetere venoso per emodialisi. Documento riservato ai soci.
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I documenti di riferimento per la pratica: le raccomandazioni SIAN sul catetere venoso per emodialisi e gli standard internazionali sulla terapia infusionale, tradotti in italiano.
Le raccomandazioni di buona pratica clinica SIAN sul catetere venoso per emodialisi. Documento riservato ai soci.
Area riservataGli Infusion Therapy Standards of Practice della Infusion Nurses Society, tradotti: 232 pagine in cinque PDF.
Scarica le linee guidaLe raccomandazioni SIAN per l'assistenza infermieristica pubblicate durante la pandemia.
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Manuale di autovalutazione
Come si legge un articolo di ricerca? Analisi delle ricerche EDTNA/ERCA
Clinical Pathways
Alimentiamo il nostro ben essere
BIA Maset: bioimpedenza nel paziente uremico
Presa in carico infermieristica nel percorso della malattia renale cronica
Gestione del catetere venoso per emodialisi: raccomandazioni di buona pratica clinica SIAN
Raccomandazioni per l'assistenza infermieristica al paziente dializzato e trapiantato
Linee guida INS 2021 tradotte in italiano
Manuale: la cura e la gestione dei cateteri venosi centrali in dialisi
L'epidemia Covid-19: diario di bordo di una emergenza
Articolo del Giornale Italiano di Nefrologia
Core competence dell'infermiere di nefrologia
La gestione dell'emergenza COVID-19 in ambito nefrologico
Protocollo di puntura a occhiello
Presa in carico infermieristica nella malattia renale cronica
La malattia renale cronica: qualità di vita, ansia e depressione in un gruppo di pazienti in fase pre-dialitica
42° Congresso SIAN: il report su Dissertation Nursing
Ospedale a domicilio
Prendiamoci cura
Considerazioni sulla salute mentale e psicosociali durante l'epidemia di COVID-19
Professioni Infermieristiche 2023, n. 2
Professioni Infermieristiche 2023, n. 1
Professioni Infermieristiche 2022, n. 4
Professioni Infermieristiche, n. 3
Professioni Infermieristiche 2022, n. 2
Professioni Infermieristiche 2022, n. 1
Professioni Infermieristiche 2021, n. 4
Professioni Infermieristiche, n. 3
Professioni Infermieristiche 2021, n. 2
Professioni Infermieristiche 2021, n. 1
Professioni Infermieristiche 2020, n. 4
Professioni Infermieristiche 2020, n. 3
Professioni Infermieristiche 2020, n. 2
Professioni Infermieristiche 2020, n. 1
Professioni Infermieristiche 2019, n. 4
Professioni Infermieristiche 2019, n. 3
Professioni Infermieristiche 2019, n. 2
Professioni Infermieristiche 2019, n. 1
Carta del cambiamento 2024
La carta del cambiamento
Report per la Giornata internazionale dell'infermiere 2023
Codice deontologico del Consiglio internazionale degli infermieri (ICN)
Codice deontologico ICN
Infermieri: una voce che guida
Documento tradotto a cura di CNAI
La FAV questa sconosciuta: primo e secondo modulo
La FAV questa sconosciuta: terzo e quarto modulo
Imparo ad aiutarmi per essere la mia base sicura
Lo stato emotivo e le ancore della PNL
Programmazione Neurolinguistica
Corso base di dialisi peritoneale
La dialisi peritoneale attraverso le evidenze
La metodologia e la strutturazione degli abstract scientifici
Due contributi di Alessandra Zampieron riportati per intero: come leggere in modo critico un articolo di ricerca e come si costruisce un percorso clinico (clinical pathway). Apri la voce per leggerli.
XVIII Congresso Nazionale EDTNA/ERCA. Alessandra Zampieron
Negli ultimi anni si sono diffuse sempre più le riviste infermieristiche che pubblicano articoli di ricerca. Non tutto quello che è pubblicato è di buona qualità, molti studi non offrono risultati utili alla pratica infermieristica, in quanto non sono basati su ipotesi valide e non sono condotti con modalità scientifiche. Inoltre, la lettura degli articoli di ricerca non deve rimanere un esercizio a sé, ma dovrebbe essere spunto costruttivo per la propria professione (nella clinica, nella formazione e nell’organizzazione).
Questo workshop ha come obiettivo principale quello di insegnare a leggere in modo costruttivo articoli di ricerca nel nursing, in particolare in ambito nefrologico.
La presentazione si snoderà quindi sempre a doppio binario fra concetti di metodologia della ricerca, lettura critica ed esempi concreti tratti da articoli (o relazioni), più o meno validi, scritti negli ultimi anni sull’assistenza al paziente nefropatico, ricavati soprattutto da:
Imparare a leggere un articolo di ricerca infermieristica è importante essenzialmente per tre motivi:
Leggere articoli di ricerca non è facile se non ci si è mai esercitati e se non si ha perlomeno una infarinatura di metodologia della ricerca sanitaria e sociale. Servono inoltre alcune nozioni base di epidemiologia e di statistica. Inizialmente si può aver bisogno anche di 4-6 letture dello stesso articolo. Come in ogni abilità però l’esercizio permette di migliorare le proprie capacità. Anche nella lettura un impegno costante garantisce il miglioramento delle performance, aumenta la capacità di comprensione ad un primo approccio, permette di diventare più veloci. Un po’ di aiuto da parte di persone esperte permette inoltre di migliorare i processi di apprendimento.
“Processo intellettuale attivo attraverso il quale il lettore partecipa ad un dialogo con lo scrittore” Paul, 1990
Forse la definizione di Paul è quella che maggiormente incarna l’utilità e la piacevolezza di una lettura attenta e partecipe di un articolo di ricerca. Lettura critica, sempre secondo Paul (1990), “significa addentrarsi in una prospettiva alternativa alla propria, quella dello scrittore. Il lettore critico cerca attivamente le ipotesi, i concetti e le idee chiave, i motivi e le giustificazioni, gli esempi di sostegno, le esperienze parallele e qualsiasi altra caratteristica strutturale del testo scritto, al fine di interpretarlo e valutarlo in maniera accurata ed imparziale”. Sicuramente un modo alternativo di porsi rispetto ad un testo scritto, controcorrente alle abitudini “usa e getta” della società contemporanea, dove anche le parole stampate vivono al massimo pochi mesi. Si pensi al riguardo al destino fugace anche di molti best-sellers, che dopo una stagione di vendite finiscono al macero.
Margaret Leininger, differenzia la “revisione di ricerca” dalla “critica di ricerca”
La revisione di ricerca, secondo Leininger, è una identificazione e sintesi delle caratteristiche, degli aspetti e dei contenuti di uno studio. La critica di ricerca supera invece il contenuto dello studio, per arrivare ad un giudizio sulla sua significatività e sul suo valore scientifico. Per fare ciò è necessario utilizzare criteri che valutano sia aspetti specifici che generali. Si analizzano le strategie usate per eseguire la ricerca, anche in rapporto alle condizioni e ai limiti della ricerca, oltre alle considerazioni etiche. Il processo di critica richiede una attenzione sullo scritto, piuttosto che sull’autore. È inoltre necessario mantenere una sorta di “isolamento emotivo”, evitando di farsi influenzare da opinioni e sentimenti personali. Inoltre, la critica non deve mai essere eccessivamente drastica.
Non tutti gli scritti vanno letti in modo critico. La lettura critica è finalizzata a qualcosa di più del semplice piacere di leggere qualcosa. Possiamo affermare che la lettura critica è la base per studiare, applicare, approfondire, fare proprio uno scritto. I principali scopi della lettura critica sono:
La lettura critica è un processo, quindi necessariamente si compone di fasi o livelli. Tali livelli sono definiti anche fasi di comprensione. Le fasi sono essenzialmente quattro. Non in tutti i casi si devono necessariamente percorrere al completo: dipende dall’interesse che nutriamo per l’argomento trattato nell’articolo e dall’uso che ne vogliamo fare. A volte poi, la prima fase può essere sufficiente per farci capire che possiamo evitare di leggere meglio il testo, in quanto non ci interessa, l’articolo è mal scritto, lo studio non correttamente condotto. In altri casi, la comprensione analitica è già stata sufficiente a capire bene il testo. Andiamo ad analizzare nel dettaglio questi livelli.
La familiarità o comprensione preliminare di un articolo si acquisisce attraverso la lettura veloce, ma superficiale, di un articolo. Il fine è quello di coglierne il senso generale. Se il testo può essere letto velocemente, il titolo e l’abstract devono essere attentamente analizzati, in quanto offrono informazioni sulle variabili fondamentali dello studio. Altre parti dello studio che vanno considerate sono: l’introduzione, i titoli dei paragrafi e le prime frasi degli stessi, le conclusioni. Le principali strategie utilizzabili per identificare l’argomento principale dello studio sono:
Lo scopo della fase di comprensione globale è di capire l’articolo, ossia di “considerare i termini in rapporto al contesto” (LoBiondo & Haber, 1994).
Questo livello è fondamentale per la comprensione e l’utilizzo dei risultati degli studi sull’assistenza. Oltre alle strategie consigliate nella fase precedente si raccomanda di:
La lettura-comprensione analitica consiste nel dividere il contenuto dell’articolo in più parti (analisi), per capire tutti gli aspetti dello studio.
Inquadrando dettagliatamente ogni parte dello scritto si riesce a valutare i contenuti della ricerca obiettivamente, quindi a determinare:
Solo dopo questo tipo di lettura è possibile criticare un articolo. I criteri di critica sono le “unità di misura, le norme, le guide o le domande utilizzate per giudicare un prodotto o un comportamento” (LoBiondo-Wood & Haber). Una volta raggiunta la lettura globale si possono applicare i criteri di critica ad ogni fase del processo di ricerca, e chiedersi se la stessa li soddisfi.
Un articolo di ricerca può essere compreso anche nella fase di analisi, ma è più probabile che una quarta lettura permetta di combinare la comprensione dello studio con la sua critica. In pratica, si decide se lo studio soddisfa i criteri di critica e se può essere utile per la realtà clinica in cui operiamo.
Le valutazioni riguardano sostanzialmente:
Anche in questa fase della ricerca è sempre utile chiedere a qualche collega di leggere il medesimo articolo e di confrontarsi poi con noi nella sua critica. Il consiglio di un esperto è poi sempre prezioso per le conclusioni definitive e per fugare eventuali dubbi rimasti. Inoltre, molte riviste infermieristiche, anche italiane, negli ultimi anni stanno pubblicando revisioni critiche di articoli di ricerca, al fine di aiutare i lettori meno esperti a valutarli dettagliatamente e ad imparare, attraverso di essi, tecniche di ricerca applicata al nursing.
“Metodo sistematico di attuazione nella pratica clinica delle innovazioni basate sui risultati scientifici dei medesimi, di condivisioni del sapere attraverso il processo di divulgazione della ricerca” LoBiondo & Haber (1994)
Utilizzare la ricerca significa acquisire nuove conoscenze di nursing; un modo diverso di studiare e di aggiornarsi. Gli articoli di ricerca sono spunti dinamici ed innovativi per ampliare le conoscenze di base acquisite durante la formazione di base. Ma leggere le ricerche permette anche di valutare le proprie prestazioni professionali, confrontandosi con le performance in altre strutture sanitarie. In conclusione, gli infermieri possono tentare di applicare i risultati della ricerca. Gli articoli rispondono quindi alle mille domande che ci si pongono quotidianamente nell’assistere l’utenza, offrendo soluzioni e proposte.
Nell’attuale contesto sanitario si rende assolutamente fondamentale l’utilizzo della ricerca infermieristica per documentare la qualità dell’assistenza fornita, in particolare la sua efficacia e la sua efficienza. La ricerca infatti unisce strettamente teoria e pratica. Tutti gli infermieri devono almeno essere consapevoli dell’importanza e del valore dell’uso della ricerca, ma sarebbe auspicabile che il maggior numero possibile diventi un fruitore critico della stessa. La lettura di articoli di ricerca prima aumenta il bagaglio culturale dell’infermiere, poi, se i risultati sono incoraggianti, può essere applicata alla pratica clinica, permettendo una assistenza evidence based. Attraverso la ricerca si valuta se l’assistenza erogata è adeguata, ed eventualmente permette di prendere decisioni per modificare la clinica, ma anche le politiche sanitarie assistenziali. La ricerca inoltre offre prestigio alla professione infermieristica, perché è sinonimo di professionisti preparati, intraprendenti ed innovativi.
Le varie fasi della ricerca trovano precisi spazi nei formati editoriali. Proviamo a definire dove trovarle leggendo un articolo di ricerca.
L’area oggetto di indagine. Solitamente dovrebbe trovarsi nell’abstract, nell’introduzione, oppure in una sezione specifica, detta “Problema”, posta in genere dopo l’introduzione e la revisione della letteratura.
Motivazione dello studio. Va indicato nel riassunto e nell’introduzione, oppure dopo la revisione della letteratura. Oppure vi si dedica una parte specifica (Scopo) dopo la revisione bibliografica e prima dei materiali e metodi. Spesso comprende uno o più obiettivi conoscitivi.
Rassegna di testi, studi ed articoli usati per inquadrare l’argomento. Detta anche: revisione bibliografica, rassegna della letteratura, struttura concettuale, struttura teorica. Posta subito dopo l’introduzione, non specificatamente definita, oppure con una sezione specifica variamente denominata; a volte suddivisa in sottosezioni.
Pensieri e teorie di base che sottendono allo studio. In genere è compresa nella parte precedente. Solo raramente è presentata in una sezione a parte. Ipotesi/domande della ricerca. Idea dell’autore sull’argomento o cosa egli vuole studiare. Si trova non denominata alla fine dell’introduzione, oppure in una sezione autonoma definita “Ipotesi o domande di ricerca”.
Spiega con quali modalità è stato condotto lo studio. Detto anche “Disegno della ricerca”. Si trova nell’introduzione o nella sezione “Materiali e metodi”. Può essere contenuto anche nell’abstract. Campione: tipo e dimensioni. Soggetti su cui è stata svolta la ricerca, parte selezionata di una popolazione più ampia. Indicato nella sezione “Materiali e metodi” o in una sezione specifica. I termini per definirlo, oltre a Campione, sono: Soggetti, Partecipanti. Nell’abstract si accenna al tipo di campione e si specificano le dimensioni.
Sezione che parla dell’opportunità di condurre la ricerca e delle richieste specifiche fatte per ottenere il consenso da parte dei soggetti, della struttura sanitaria dove si è svolta e dell’eventuale comitato etico. Sono spiegati nella sezione “Materiali e metodi”, o in quella “Campione”. Strumenti (di misurazione). I metodi usati per misurare le variabili da studiare. Sono posti nella sezione “Materiali e metodi”, a volte definita anche “Metodi e strumenti”. Validità ed affidabilità. Modalità utilizzate per spiegare se gli strumenti misurano veramente il fenomeno in questione e con quale grado di precisione. Anche queste informazioni sono contenute nella sezione “Materiali e metodi”.
Modo in cui lo studioso ha utilizzato gli strumenti. Posta nella sezione “Materiali e metodi”; raramente vi è una sottosezione specifica detta “Procedure”. Analisi dei dati. I test statistici usati per ricerche quantitative e i risultati dei test descrittivi/deduttivi. Sono posti nella sezione “Materiali e metodi”, a volte in una sottosezione detta “Analisi”.
La parte dello studio dove si espongono i dati raccolti e le loro elaborazioni. Sono sempre posti in una sezione separata dalle altre, definita “Risultati”. Discussione dei risultati. L’interpretazione, il commento, il confronto con la letteratura dei dati raccolti. Può essere inclusa nella sezione “Risultati”, oppure in una parte separata denominata “Discussione” o “Commento”.
L’utilità della ricerca per la pratica, i suoi principali difetti e gli spunti per il suo utilizzo. Sono in genere contenuti nella “Discussione”. Conclusioni. Considerazioni finali. Altro modo di chiamare la sezione precedente.
Tutti i riferimenti tratti dalla letteratura presenti nel testo dell’articolo. Posta alla fine dell’articolo.
I metodi e gli strumenti usati per rendere noto uno studio. Sono articoli, poster, atti, presentazioni continue. Abstract. La sintesi dell’articolo. Detto anche “Riassunto”. Si trova all’inizio o alla fine dell’articolo. Può essere in italiano, in inglese od entrambe le lingue.
Fonti, modalità di scrittura. Alessandra Zampieron
La bibliografia di un articolo permette importanti valutazioni sul merito e la qualità dello stesso. Una buona modalità di citazione indica già un autore esperto. Esistono poi altre caratteristiche che sono indubbiamente segni di accuratezza, completezza e valore dello studio.
Tali caratteristiche delle fonti bibliografiche sono elementi che permettono di riconoscere la qualità della bibliografia. La bibliografia di un buon articolo dovrebbe possederle tutte.
Ad esempio, in ambito nefrologico una fonte classica potrebbe essere considerata una pubblicazione dell’ANNA (American Nephrology Nurses Association). Il Core Curriculum dell’ANNA, in particolare, pur non essendo recentissimo, è sempre un testo di grande valore.
Le fonti primarie sono le più idonee, ma in mancanza di esse possono andare bene anche quelle secondarie. Attenzione però di non fingere di aver usato una fonte primaria se non è vero. Generalmente è facile per un esperto “smascherare” l’uso di una fonte secondaria come se fosse primaria. Molti libri o articoli non sono facilmente disponibili in Italia, soprattutto quelli meno recenti, per cui è meglio dichiarare l’effettivo testo usato. L’avvento di Internet permette però l’acquisto di articoli e testi direttamente dall’estero.
La vastità della bibliografia utilizzata deve essere proporzionale all’importanza dello studio, al prestigio dell’autore e della rivista su cui è pubblicato l’articolo. Certo un numero minimo di fonti (10-20) è indispensabile, ma in genere è maggiormente valutata la qualità della quantità.
Il prestigio può derivare:
Ogni settore del nursing ha i suoi autori e riviste di prestigio. Ad esempio per l’ambito nefrologico le pubblicazioni dell’ANNA a livello mondiale e dell’EDTNA/ERCA a livello europeo, con i loro rappresentanti più prestigiosi. Più in generale, citare Paola DiGiulio o l’ex “La Rivista dell’Infermiere” in Italia è sicuramente segno di valore dell’articolo. Così nel mondo è riconosciuto che una delle riviste infermieristiche più prestigiose è il Journal of Advanced Nursing. Anche per le case editrici si preferiscono quelle con maggiore esperienza decennale di letteratura infermieristica, con un vasto catalogo specifico per il nursing.
Composta da tutti e tre i tipi di fonti:
Una buona bibliografia abbina più fonti. I testi offrono le definizioni generali; gli articoli le acquisizioni più recenti, l’uso di Internet permette una panoramica globale dell’argomento trattato, per essere sicuri di non avere dimenticato nulla ed essere sempre aggiornati.
In genere si seguono modalità “accreditate” per elencare le fonti utilizzate. Quelle previste da Index Medicus, ad esempio, sono molto valide. In pratica, per gli articoli tratti da riviste, si tratta di riprodurre la modalità presentata nelle schermate degli Index informatici.
Spero di avere stimolato una gioiosa curiosità per la letteratura infermieristica di ricerca. Ma ricordate che il piacere di leggere viene leggendo!
Alessandra Zampieron
Devono essere:
Un esempio.
Alessandra Zampieron
Dovrebbe sintetizzare:
AAVV. Indagine descrittiva sulla cura dell’emergenza cutanea nel paziente in dialisi peritoneale. Riv. Inf, 15(2): 67-72, 1996.
AAVV. Indagine descrittiva sulla cura dell’emergenza cutanea nel paziente in dialisi peritoneale. Riv. Inf, 15(2): 67-72, 1996.
AAVV. Indagine descrittiva sulla cura dell’emergenza cutanea nel paziente in dialisi peritoneale. Riv. Inf, 15(2): 67-72, 1996
Nella parte conclusiva di un articolo si trovano:
Lo stato di SANCS nei pazienti in CAPD è indotto o favorito dall’R-H-eritropoietina sottocutanea?
“Concludiamo che è necessario controllare periodicamente lo stato di portatore nasale dello S. Aureo nei pazienti in CAPD, soprattutto nelle donne…”
Lavoro e dialisi: uno studio investigativo dei pazienti e datori di lavoro.
“…sottolineando la necessità di un intervento precoce per massimizzare le possibilità individuali di mantenere l’impiego predialisi. I risultati di questo studio suggeriscono: precoce valutazione dell’ambiente di lavoro… estrema considerazione del lavoro nella scelta della modalità dialitica… iniziazione precoce della terapia dialitica quando appropriato, per prevenire i gravi sintomi uremici…
di Alessandra Zampieron
Con l’introduzione della riforma sanitaria le aziende devono prevedere un sistema in grado di mantenere la qualità dell’assistenza, migliorando i livelli di efficienza ed efficacia con le risorse disponibili (vincolo economico del pareggio). Lo strumento è quello dell’accreditamento istituzionale, che impone alle aziende di raggiungere una serie di requisiti organizzativi, tecnologici e strutturali tali da assicurare ai cittadini la qualità dell’assistenza offerta. Specialmente i requisiti organizzativi, ovvero quelli che dovranno essere raggiunti per primi, possono avvantaggiarsi dell’utilizzo dei Clinical Pathways.
In discipline come l’ingegneria e l’economia, da decenni sono in uso degli strumenti manageriali atti a monitorare il tempo dell’evoluzione di un dato progetto [1]. Nel mondo sanitario anglosassone, sin dal 1985 si è iniziato ad importare tali strumenti sviluppandoli ed adattandoli al contesto assistenziale [2]. Lo scopo principale è stato quello di costruire dei procedimenti in grado di prevedere e descrivere in anticipo le necessità e le richieste d’assistenza dei pazienti, nell’ambito di specifiche e varie tipologie di casi. Il passo successivo prevedeva il confronto tra stato reale e quello previsto dal procedimento e quindi l’adozione del nuovo percorso. Sono nati così i Clinical Pathways, strumenti atti a definire la programmazione ottimale degli interventi eseguiti da tutte le discipline, per ogni particolare procedura assistenziale, adattabili al singolo paziente, costruiti in maniera multidisciplinare e interdisciplinare (a differenza degli standard d’assistenza che possono anche non esserlo) [1]. Proprio perché riescono ad implementare la pianificazione gestionale e temporale di tutti gli interventi assistenziali, ai paths è riconosciuto il merito di riuscire a migliorare il coordinamento degli interventi. In pratica i paths servono ad organizzare ed a mettere in sequenza d’azione, in un dato periodo di tempo, tutti i professionisti sanitari (analisi tempo-compito), regolando la successione degli interventi (diagnostici, terapeutici, nutrizionali, educativi, di sicurezza, di pianificazione alla dimissione, di screening di pre-ospedalizzazione, di consulenza ecc). Un altro servizio reso dai paths è il semplificare e migliorare la raccolta dati e quindi la loro successiva elaborazione. Il fatto veramente innovativo dei Clinical Pathways, è che essi devono essere creati e sviluppati proprio dalle varie figure professionali che in seguito li utilizzeranno. La successiva applicazione pratica del path, permetterà di ottenere l’affinamento del path stesso, ma anche una documentazione delle prestazioni assistenziali erogate con disponibilità di raccolta immediata per molteplici parametri epidemiologici, tra cui la varianza dai propri standard (per tempi, materiali, complicanze, risorse impiegate, costi, ecc), dati assai apprezzati, attualmente, da amministratori e ricercatori: oltre che per scopi meramente scientifici e di ricerca, tali dati possono servire per ridurre le inefficienze, per il contenimento dei costi, per migliorare il rapporto costo/efficacia, per aumentare la predittività, la qualità dell’assistenza erogata, o per formare/educare il personale e perché no, anche gli utenti.
Una volta che l’amministrazione si è dimostrata favorevole all’uso dei paths, gli esperti in materia [3-5] consigliano per la costruzione dei primi paths:
Quindi, diviene cruciale la selezione del team che oltre a comprendere esperti di ogni disciplina rilevante per la diagnosi scelta, dovrebbe essere presieduto da un leader idealmente rispettato da tutti i componenti. Tutti i componenti il team dovrebbero essere favorevoli all’idea dell’uso dei paths ed avvezzi all’approccio multidisciplinare: ovvero essere capaci di lavorare in gruppo, apertamente ed empaticamente stabilendo e mantenendo un’atmosfera positiva. Sono considerate essenziali la conoscenza/esperienza d’epidemiologia, statistica, clinica e project management. A questo punto può iniziare l’esame della letteratura scientifica basata sull’evidenza (Evidence Based Medicine, Evidence Based Nursing, ecc), dei propri standard, dei dati di benchmarking, al limite dei paths già esistenti (cercando ovviamente d’evitare la semplice riproduzione di quanto già fatto). Raggiunto un accordo sugli outcomes da raggiungere per la diagnosi prescelta (riduzione della degenza, dei costi, delle complicanze, delle recidive, della mortalità, aumento della qualità dell’assistenza erogata, della soddisfazione del paziente, degli operatori, riduzione del turn-over, etc), si scelgono gli interventi necessari e si cerca l’accordo interdisciplinare sulla sequenza temporale degli interventi. La stesura del path deve essere la più semplice possibile e quindi facilmente trasferibile su un programma computerizzato. Il path può essere organizzato sotto forma di albero decisionale o di tabella, come riportato nell’esempio in figura 1 [1].
A prima vista l’introduzione dei Clinical Pathways può suscitare qualche perplessità [3]:
In realtà anche per i Clinical Pathways vale la regola dell’80/20, ovvero solo nel 20% dei casi si incorre in variazioni più o meno complesse dal path; la stessa varianza dal path porta ad una successiva analisi ed a correzioni che non possono esulare da riflessioni, modifiche e personalizzazioni del path: azioni non certo assimilabili alla cookbook medicine. Inoltre la correzione e l’aggiornamento dei paths da parte degli operatori è certamente un valido strumento per affermare l’indipendenza di quest’ultimi dall’istituzione da cui dipendono.
I Clinical Pathways sono strumenti essenziali del Managed Care System: delineano il fabbisogno di assistenza previsto e i risultati da raggiungere nell’arco di tempo prestabilito [1]. Essi non sostituiscono il giudizio clinico ed il decision making; rendono gli operatori sempre più in grado di rispondere in modo standardizzato alle varianze così comuni nella pratica clinica; hanno l’indubbio vantaggio di fornire uno strumento valido per ridurre i rischi legali, sempre più insiti nella professione sanitaria. Sono inoltre, una pubblica dichiarazione degli standard assistenziali adottati e garantiti ai pazienti. Le aziende dovranno pretenderne il rispetto da parte degli operatori e garantire sia la preparazione di coloro i quali sono preposti al loro uso che la disponibilità delle risorse necessarie alla loro applicazione.
I soci ordinari accedono all'area riservata: raccomandazioni, rivista Professioni Infermieristiche, documenti CNAI e ICN e i materiali dei corsi.