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Il gruppo che porta la ricerca nella pratica infermieristica.

Il Gruppo Formazione e Ricerca di SIAN Italia riunisce soci con esperienza nella ricerca e nei percorsi di dottorato, per sostenere l'attività scientifica della società e i progetti infermieristici nelle diverse regioni. Qui trovi chi ne fa parte e i materiali di metodo del gruppo: come scrivere un abstract, leggere un articolo di ricerca, costruire un clinical pathway.

Coordinatrice
Domenica Gazineo
Componenti
18
Disegno anatomico a matita dei reni e dei grandi vasi

Chi siamo e di cosa ci occupiamo

Il gruppo riunisce soci con esperienza nella ricerca e nei percorsi di dottorato. Sostiene l'attività scientifica della società e i progetti infermieristici nelle diverse regioni.

La coordinatrice, Domenica Gazineo, coordina anche il comitato tecnico scientifico. I temi clinici specifici sono affidati ai gruppi di progetto.

I componenti del gruppo

Diciotto soci da tutta Italia, molti dei quali partecipano anche ai gruppi di progetto e agli organi della società.

Componente

Lea Godino

Bologna

Componente

Emiliana Scarpo

Bracciano (RM)

Componente

Silvia Cappelletti

Como

Componente

Cristina Mocco

Muravera (CA)

Componente

Cristina Mura

Pieve di Soligo

Componente

Stefano Mancin

Milano

Componente

Addolorata Palmisano

Padova

Componente

Silvia Soloperto

Padova

Componente

Mauro Parozzi

Milano

Componente

Marco Enrico Sguanci

Genova

Componente

Sara Morales Palomares

Cosenza

Componente

Carmine Romano

Napoli

Componente

Gaetano Ferrara

Carpi (MO)

Componente

Francesco Gravante

Caserta

Componente

Giovanni Cangelosi

Fermo

Componente

Gaetano Gallo

Piacenza

Componente

Carolina Circognini

Catania

Componente

Angelo Pirreco

Lentini (SR)

Scrivere, leggere e usare la ricerca

Guide pratiche di Alessandra Zampieron (quella sull'abstract è stata rivista da Domenica Gazineo nel 2021): dall'abstract per il congresso alla lettura critica di un articolo, fino alla bibliografia e ai clinical pathways.

Come scrivere il riassunto (abstract)

Di Alessandra Zampieron, revisione di Domenica Gazineo, 2021.

Che cos'è l'abstract

È un breve riassunto che descrive le componenti principali dell'articolo. Offre una visione d'insieme del problema, dei metodi, dei risultati e delle proposte. Consente di rivedere velocemente i contenuti principali di un testo e, a un futuro lettore, di valutare se lo studio è di particolare interesse.

Caratteristiche dell'abstract

  • Lunghezza: 100-200 parole (un abstract strutturato può variare da 50 a 250 parole). La buona qualità dell'abstract si misura sulla concisione, l'accuratezza e la facile leggibilità.
  • Lingua: italiano ed eventualmente inglese, se la rivista è indicizzata.

Contenuti dell'abstract

L'abstract dovrebbe sintetizzare:

  • introduzione e scopo;
  • materiali e metodi;
  • risultati principali;
  • conclusioni;
  • bibliografia.

Introduzione

Nell'introduzione vanno riportate le conoscenze scientifiche esistenti rispetto all'argomento di interesse. Se non ci sono evidenze, riportare la descrizione e la fonte da cui è stata recuperata. Alla fine dell'introduzione descrivere i contenuti e lo scopo dell'argomento trattato.

Esempio di introduzione e scopo: "Le infezioni dell'emergenza cutanea rappresentano un problema… È stata quantificata l'incidenza di infezioni dell'emergenza cutanea (e.c.) tra i pazienti in dialisi peritoneale domiciliare." (AAVV. Indagine descrittiva sulla cura dell'emergenza cutanea nel paziente in dialisi peritoneale)

Descrizione dei materiali e dei metodi

L'abstract spiega brevemente come è stata condotta l'indagine o la ricerca: con quali strumenti, la popolazione, il periodo e il setting di osservazione.

"Sono stati seguiti per un anno tutti i pazienti in dialisi peritoneale che afferivano a 23 centri, ed osservate le condizioni dell'e.c., classificate secondo Twardowsky. All'insorgenza di infezione venivano raccolti dati sulle modalità di trattamento." (AAVV. Indagine descrittiva sulla cura dell'emergenza cutanea nel paziente in dialisi peritoneale)

Nota bene: in caso di protocollo di studio, descrivere gli aspetti etici e del consenso informato.

Risultati principali

Presentare i risultati principali accompagnati da dati specifici (eventualmente con il significato statistico), in modo sintetico e con l'aiuto di tabelle e grafici.

"L'infezione si è verificata in 40 pazienti (10,1%). L'82,2% dei pazienti ha un catetere di Tenckhoff, il 3% tiene l'e.c. scoperta. Ciascun centro adotta delle pratiche diverse, sia per quanto riguarda la frequenza di cambi di medicazione, sia per l'uso dei disinfettanti che per l'esecuzione routinaria di tamponi nasali…"

Conclusioni ed eventuali proposte

Spiegazione del risultato più significativo e proposte di eventuali applicazioni in ambito clinico, organizzativo o educativo.

"…non è emersa alcuna associazione tra l'insorgenza di infezioni e singoli fattori quali, ad esempio, direzione del tunnel e frequenza dei cambi di medicazione. Sarebbe opportuno cominciare ad attivare tra i centri una discussione sugli aspetti controversi nella gestione dell'e.c. e definire delle linee guida comuni."

Come scrivere le conclusioni di un articolo

Nella parte conclusiva di un articolo si trovano le implicazioni per la pratica clinica, l'organizzazione, la formazione e la possibilità di usare i risultati, anche quelli collaterali. Alcuni esempi:

  • Lo stato di SANCS nei pazienti in CAPD è indotto o favorito dall'R-H-eritropoietina sottocutanea? "Concludiamo che è necessario controllare periodicamente lo stato di portatore nasale dello S. Aureo nei pazienti in CAPD, soprattutto nelle donne…"
  • Lavoro e dialisi: uno studio investigativo dei pazienti e datori di lavoro. "…sottolineando la necessità di un intervento precoce per massimizzare le possibilità individuali di mantenere l'impiego pre-dialisi. I risultati di questo studio suggeriscono: precoce valutazione dell'ambiente di lavoro… estrema considerazione del lavoro nella scelta della modalità dialitica… iniziazione precoce della terapia dialitica quando appropriato, per prevenire i gravi sintomi uremici…"

Bibliografia

  1. AAVV. Indagine descrittiva sulla cura dell'emergenza cutanea nel paziente in dialisi peritoneale. Riv. Inf. 1996; 15(2): 67-72.

Clinical pathways

Di Alessandra Zampieron.

Con l'introduzione della riforma sanitaria le aziende devono prevedere un sistema in grado di mantenere la qualità dell'assistenza, migliorando i livelli di efficienza ed efficacia con le risorse disponibili (vincolo economico del pareggio). Lo strumento è quello dell'accreditamento istituzionale, che impone alle aziende di raggiungere una serie di requisiti organizzativi, tecnologici e strutturali tali da assicurare ai cittadini la qualità dell'assistenza offerta. Specialmente i requisiti organizzativi, cioè quelli da raggiungere per primi, possono avvantaggiarsi dell'uso dei clinical pathways.

Che cosa sono e a che cosa servono

In discipline come l'ingegneria e l'economia, da decenni sono in uso strumenti manageriali atti a monitorare il tempo dell'evoluzione di un dato progetto [1]. Nel mondo sanitario anglosassone, sin dal 1985, si è iniziato a importare tali strumenti, sviluppandoli e adattandoli al contesto assistenziale [2]. Lo scopo principale è stato costruire procedimenti in grado di prevedere e descrivere in anticipo le necessità e le richieste d'assistenza dei pazienti, nell'ambito di specifiche tipologie di casi. Il passo successivo prevedeva il confronto tra lo stato reale e quello previsto dal procedimento, e quindi l'adozione del nuovo percorso.

Sono nati così i clinical pathways, strumenti atti a definire la programmazione ottimale degli interventi eseguiti da tutte le discipline, per ogni particolare procedura assistenziale, adattabili al singolo paziente, costruiti in maniera multidisciplinare e interdisciplinare (a differenza degli standard d'assistenza, che possono anche non esserlo) [1]. Proprio perché riescono a implementare la pianificazione gestionale e temporale di tutti gli interventi assistenziali, ai path è riconosciuto il merito di migliorare il coordinamento degli interventi. In pratica i path servono a organizzare e a mettere in sequenza d'azione, in un dato periodo di tempo, tutti i professionisti sanitari (analisi tempo-compito), regolando la successione degli interventi: diagnostici, terapeutici, nutrizionali, educativi, di sicurezza, di pianificazione alla dimissione, di screening di pre-ospedalizzazione, di consulenza.

Un altro servizio reso dai path è semplificare e migliorare la raccolta dei dati e la loro successiva elaborazione. L'aspetto davvero innovativo dei clinical pathways è che devono essere creati e sviluppati proprio dalle figure professionali che in seguito li utilizzeranno. L'applicazione pratica del path permette di affinare il path stesso, ma anche di documentare le prestazioni assistenziali erogate, con la disponibilità immediata di molti parametri epidemiologici, tra cui la varianza dai propri standard (per tempi, materiali, complicanze, risorse impiegate, costi): dati molto apprezzati da amministratori e ricercatori. Oltre che per scopi scientifici e di ricerca, questi dati possono servire a ridurre le inefficienze, contenere i costi, migliorare il rapporto costo/efficacia, aumentare la predittività e la qualità dell'assistenza erogata, o per formare ed educare il personale e perfino gli utenti.

Costruire un path

Una volta che l'amministrazione si è dimostrata favorevole all'uso dei path, gli esperti in materia [3-5] consigliano per la costruzione dei primi path:

  • la scelta di diagnosi di maggior rilevanza (per l'alto costo, volume, rischio);
  • la corrispondenza a un DRG (per la disponibilità di dati finanziari);
  • una buona disponibilità di letteratura scientifica (per ridurre dissensi e disaccordi in fase di stesura).

Diventa quindi cruciale la selezione del team, che oltre a comprendere esperti di ogni disciplina rilevante per la diagnosi scelta dovrebbe essere presieduto da un leader idealmente rispettato da tutti i componenti. Tutti i componenti del team dovrebbero essere favorevoli all'idea dell'uso dei path e abituati all'approccio multidisciplinare: capaci cioè di lavorare in gruppo, apertamente ed empaticamente, stabilendo e mantenendo un'atmosfera positiva. Sono considerate essenziali la conoscenza e l'esperienza di epidemiologia, statistica, clinica e project management.

A questo punto può iniziare l'esame della letteratura scientifica basata sull'evidenza (Evidence Based Medicine, Evidence Based Nursing), dei propri standard, dei dati di benchmarking e, al limite, dei path già esistenti, cercando di evitare la semplice riproduzione di quanto già fatto. Raggiunto un accordo sugli outcome da raggiungere per la diagnosi prescelta (riduzione della degenza, dei costi, delle complicanze, delle recidive, della mortalità; aumento della qualità dell'assistenza erogata, della soddisfazione del paziente e degli operatori; riduzione del turn-over), si scelgono gli interventi necessari e si cerca l'accordo interdisciplinare sulla sequenza temporale degli interventi.

La stesura del path deve essere la più semplice possibile e quindi facilmente trasferibile su un programma informatico. Il path può essere organizzato sotto forma di albero decisionale o di tabella, come nell'esempio della figura 1 [1].

Figura 1. Bozza di un path per un paziente in IR: in alcune caselle è riportato genericamente e sommariamente l'iter da seguire. Apri la figura, prima parte · seconda parte

Quali critiche?

A prima vista l'introduzione dei clinical pathways può suscitare qualche perplessità [3]:

  • sembrano strumenti troppo standardizzati rispetto alla variabilità delle necessità individuali;
  • non sembrano favorire l'uso del giudizio da parte del personale sanitario, tanto che possono essere considerati cookbook medicine;
  • sembrano rafforzare le imposizioni delle istituzioni sugli operatori, magari con il fine principale di far risparmiare denaro alle aziende.

In realtà anche per i clinical pathways vale la regola dell'80/20: solo nel 20% dei casi si incorre in variazioni più o meno complesse dal path. La stessa varianza dal path porta a una successiva analisi e a correzioni che non possono prescindere da riflessioni, modifiche e personalizzazioni del path: azioni non certo assimilabili alla cookbook medicine. Inoltre la correzione e l'aggiornamento dei path da parte degli operatori è certamente un valido strumento per affermare la loro indipendenza dall'istituzione da cui dipendono.

Conclusioni

I clinical pathways sono strumenti essenziali del Managed Care System: delineano il fabbisogno di assistenza previsto e i risultati da raggiungere nell'arco di tempo prestabilito [1]. Non sostituiscono il giudizio clinico e il decision making; rendono gli operatori sempre più in grado di rispondere in modo standardizzato alle varianze così comuni nella pratica clinica; hanno l'indubbio vantaggio di fornire uno strumento valido per ridurre i rischi legali, sempre più insiti nella professione sanitaria. Sono inoltre una pubblica dichiarazione degli standard assistenziali adottati e garantiti ai pazienti. Le aziende dovranno pretenderne il rispetto da parte degli operatori e garantire sia la preparazione di chi è preposto al loro uso, sia la disponibilità delle risorse necessarie alla loro applicazione.

Bibliografia

  1. Carpenito LJ. Piani di assistenza infermieristica e documentazione. Diagnosi infermieristiche e problemi collaborativi. Casa Editrice Ambrosiana.
  2. Bower K. Managed care: controlling costs, guaranteeing outcomes. Definition 3 (Summer 1988): 1-3.
  3. Zampieron A, Geatti S. I percorsi diagnostico-terapeutici (clinical pathways) in nefrologia: ruolo dell'infermiere nella loro costruzione e loro utilizzo. Simposio satellite del 41° Congresso della Società Italiana di Nefrologia, "Giornata di studio EDTNA-ERCA", Taormina, 17 giugno 2000.
  4. Zampieron A. L'evoluzione del piano di assistenza: case management e clinical pathway. Corso di Scienze Infermieristiche, Scuola per Dirigenti e Docenti in Scienze Infermieristiche, Università degli Studi di Padova, Facoltà di Medicina e Chirurgia.
  5. Wieczorek P. Developing critical pathways for the operating room. AORN Journal 1995; 62(6): 925-9.

Come si legge un articolo di ricerca?

Analisi delle ricerche EDTNA/ERCA, di Alessandra Zampieron. Dalle pubblicazioni del XVIII Congresso Nazionale EDTNA/ERCA.

Negli ultimi anni si sono diffuse sempre più le riviste infermieristiche che pubblicano articoli di ricerca. Non tutto quello che è pubblicato è di buona qualità: molti studi non offrono risultati utili alla pratica infermieristica, perché non sono basati su ipotesi valide e non sono condotti con modalità scientifiche. Inoltre la lettura degli articoli di ricerca non deve rimanere un esercizio a sé, ma dovrebbe essere uno spunto costruttivo per la propria professione (nella clinica, nella formazione e nell'organizzazione).

Questo workshop ha come obiettivo principale insegnare a leggere in modo costruttivo gli articoli di ricerca nel nursing, in particolare in ambito nefrologico. La presentazione procede sempre su un doppio binario, fra concetti di metodologia della ricerca, lettura critica ed esempi concreti tratti da articoli (o relazioni), più o meno validi, scritti negli ultimi anni sull'assistenza al paziente nefropatico, ricavati soprattutto da:

  • Atti dei Congressi Nazionali EDTNA/ERCA;
  • EDTNA/ERCA Journal, edizione italiana;
  • ANNA Journal;
  • Rivista dell'Infermiere.

Perché imparare a leggere una ricerca?

Imparare a leggere un articolo di ricerca infermieristica è importante essenzialmente per tre motivi.

  • Per iniziare a leggere in modo critico. Un articolo di ricerca infermieristica non è un romanzo: spesso una lettura veloce non basta per coglierne tutti gli aspetti e per valutarne la qualità. Serve quindi un metodo organico di lettura, che vada oltre il primo impatto.
  • Per applicare i risultati delle ricerche nelle nostre realtà operative. Lo scopo principale della ricerca nella professione infermieristica è aumentare le conoscenze nel nursing per migliorare la pratica clinica. Se i risultati della ricerca non sono usati nella vita professionale quotidiana, fare ricerca si traduce in uno spreco di risorse, senza ricadute positive sul benessere dei nostri pazienti.
  • Per imparare noi stessi a condurre una ricerca e a scrivere un articolo. Progettare e condurre una ricerca, e quindi renderne pubblici i risultati con la presentazione a un congresso o la stesura di una relazione o di un articolo, è un'abilità che richiede conoscenze, impegno, tempo e soprattutto molta esperienza. La lettura di quanto prodotto da altri autori allarga le nostre vedute, offre spunti di riflessione, permette di cogliere finezze metodologiche e stimola la voglia di essere a nostra volta attivi in questo settore.

Leggere un articolo di ricerca è facile?

Leggere articoli di ricerca non è facile se non ci si è mai esercitati e se non si ha almeno un'infarinatura di metodologia della ricerca sanitaria e sociale. Servono inoltre alcune nozioni di base di epidemiologia e di statistica. All'inizio possono servire anche 4-6 letture dello stesso articolo. Come in ogni abilità, però, l'esercizio permette di migliorare: anche nella lettura un impegno costante migliora le prestazioni, aumenta la capacità di comprensione al primo approccio e permette di diventare più veloci. Un po' di aiuto da parte di persone esperte migliora inoltre i processi di apprendimento.

Lettura critica

"Processo intellettuale attivo attraverso il quale il lettore partecipa ad un dialogo con lo scrittore." (Paul, 1990)

Forse la definizione di Paul è quella che meglio incarna l'utilità e la piacevolezza di una lettura attenta e partecipe di un articolo di ricerca. Lettura critica, sempre secondo Paul (1990), "significa addentrarsi in una prospettiva alternativa alla propria, quella dello scrittore. Il lettore critico cerca attivamente le ipotesi, i concetti e le idee chiave, i motivi e le giustificazioni, gli esempi di sostegno, le esperienze parallele e qualsiasi altra caratteristica strutturale del testo scritto, al fine di interpretarlo e valutarlo in maniera accurata ed imparziale". Un modo alternativo di porsi davanti a un testo scritto, controcorrente rispetto alle abitudini "usa e getta" della società contemporanea, dove anche le parole stampate vivono al massimo pochi mesi: si pensi al destino fugace di molti best-seller, che dopo una stagione di vendite finiscono al macero.

Critica di ricerca e revisione della ricerca

La revisione di ricerca, secondo Leininger, è l'identificazione e la sintesi delle caratteristiche, degli aspetti e dei contenuti di uno studio. La critica di ricerca va invece oltre il contenuto dello studio, per arrivare a un giudizio sulla sua significatività e sul suo valore scientifico. Per farlo servono criteri che valutano sia aspetti specifici sia aspetti generali: si analizzano le strategie usate per eseguire la ricerca, anche in rapporto alle condizioni e ai limiti della ricerca, oltre alle considerazioni etiche. Il processo di critica richiede attenzione allo scritto più che all'autore. È inoltre necessario mantenere una sorta di "isolamento emotivo", evitando di farsi influenzare da opinioni e sentimenti personali; e la critica non deve mai essere eccessivamente drastica.

Scopi della lettura critica

Non tutti gli scritti vanno letti in modo critico: la lettura critica ha un fine che va oltre il semplice piacere di leggere. Si può affermare che è la base per studiare, applicare, approfondire e fare proprio uno scritto. I suoi scopi principali sono:

  • identificare i concetti principali: capire esattamente di cosa si sta parlando e quali sono gli aspetti fondamentali dell'articolo, cioè quello che va assolutamente ricordato;
  • chiarire concetti e termini inconsueti: un lettore può imbattersi in argomenti, idee e parole che non conosce; l'importante è ammetterlo e correre ai ripari;
  • interrogarsi sulle ipotesi e sul razionale: chiedersi se l'ipotesi che ha portato allo studio ha un interesse per la professione infermieristica e se ci sono le basi scientifiche e razionali per studiare l'argomento;
  • determinare le prove (l'evidenza): una ricerca dovrebbe produrre evidenze scientifiche su un aspetto dell'assistenza infermieristica; la lettura critica dovrebbe mostrare se è davvero accaduto.

Le quattro fasi della lettura critica

La lettura critica è un processo e si compone quindi di fasi, o livelli, chiamati anche fasi di comprensione. Le fasi sono essenzialmente quattro e non sempre vanno percorse per intero: dipende dall'interesse per l'argomento dell'articolo e dall'uso che se ne vuole fare. A volte la prima fase basta a capire che si può evitare di approfondire, perché l'argomento non interessa, l'articolo è scritto male o lo studio non è condotto correttamente. In altri casi la comprensione analitica è già sufficiente a capire bene il testo.

  1. Comprensione preliminare o familiarità. Si acquisisce con una lettura veloce, ma superficiale, dell'articolo, per coglierne il senso generale. Se il testo può essere letto velocemente, il titolo e l'abstract vanno invece analizzati con attenzione, perché informano sulle variabili fondamentali dello studio. Vanno considerati anche l'introduzione, i titoli dei paragrafi e le loro prime frasi, le conclusioni. Le principali strategie per identificare l'argomento dello studio sono: sottolineare o evidenziare le fasi principali della ricerca; scrivere note e commenti sulla fotocopia; annotare le variabili principali e i termini nuovi e controllarne il significato su un dizionario o su testi di metodologia della ricerca e di statistica.
  2. Comprensione globale (contenuto e contesto). Lo scopo è capire l'articolo, cioè "considerare i termini in rapporto al contesto" (LoBiondo e Haber, 1994). Questo livello è fondamentale per comprendere e usare i risultati degli studi sull'assistenza. Oltre alle strategie della fase precedente si raccomanda di: leggere fonti specifiche sull'argomento (ad esempio, se si valuta una ricerca sull'applicazione del modello teorico di Dorothea Orem e non si conosce questa autrice, è importante leggere un testo sulla sua teoria); chiedere aiuto a un esperto (un docente di nursing, un dirigente dell'assistenza infermieristica, un infermiere che si occupa di ricerca); formulare in una o due frasi l'argomento principale dell'articolo, per verificare di averlo compreso.
  3. Comprensione analitica (scissione in parti). Consiste nel dividere il contenuto dell'articolo in più parti (analisi), per capire tutti gli aspetti dello studio. Inquadrando nel dettaglio ogni parte dello scritto si valutano obiettivamente i contenuti della ricerca e si determinano il merito scientifico della ricerca e la sua applicabilità alla pratica, alla teoria e alla formazione. Solo dopo questo tipo di lettura è possibile criticare un articolo. I criteri di critica sono "le unità di misura, le norme, le guide o le domande utilizzate per giudicare un prodotto o un comportamento" (LoBiondo-Wood e Haber): raggiunta la lettura globale, si applicano a ogni fase del processo di ricerca e ci si chiede se la ricerca li soddisfa.
  4. Comprensione sintetica (sintesi). Un articolo di ricerca può essere compreso già nella fase di analisi, ma è più probabile che una quarta lettura permetta di combinare la comprensione dello studio con la sua critica. In pratica si decide se lo studio soddisfa i criteri di critica e se può essere utile nella propria realtà clinica. Le valutazioni riguardano la metodologia seguita, la validità dei contenuti, l'utilità per la pratica clinica, la formazione e la gestione infermieristica, gli spunti per ulteriori ricerche. Anche in questa fase è utile chiedere a un collega di leggere lo stesso articolo e confrontarsi sulla critica; il consiglio di un esperto è sempre prezioso per le conclusioni e per chiarire i dubbi rimasti. Molte riviste infermieristiche, anche italiane, pubblicano inoltre revisioni critiche di articoli di ricerca, per aiutare i lettori meno esperti a valutarli e a imparare le tecniche di ricerca applicate al nursing.

Utilizzo della ricerca

"Metodo sistematico di attuazione nella pratica clinica delle innovazioni basate sui risultati scientifici dei medesimi, di condivisione del sapere attraverso il processo di divulgazione della ricerca." (LoBiondo e Haber, 1994)

Usare la ricerca significa acquisire nuove conoscenze di nursing: un modo diverso di studiare e di aggiornarsi. Gli articoli di ricerca sono spunti dinamici e innovativi per ampliare le conoscenze acquisite durante la formazione di base. Leggere le ricerche permette anche di valutare le proprie prestazioni professionali, confrontandosi con quelle di altre strutture sanitarie. Gli infermieri possono infine tentare di applicare i risultati della ricerca: gli articoli rispondono alle mille domande che ci si pone ogni giorno nell'assistere l'utenza, offrendo soluzioni e proposte.

Perché applicare i risultati della ricerca?

Nell'attuale contesto sanitario l'uso della ricerca infermieristica è fondamentale per documentare la qualità dell'assistenza fornita, in particolare la sua efficacia e la sua efficienza: la ricerca unisce strettamente teoria e pratica. Tutti gli infermieri devono almeno essere consapevoli dell'importanza e del valore dell'uso della ricerca, ma sarebbe auspicabile che il maggior numero possibile ne diventasse fruitore critico. La lettura di articoli di ricerca aumenta prima il bagaglio culturale dell'infermiere; poi, se i risultati sono incoraggianti, può essere applicata alla pratica clinica, permettendo un'assistenza evidence based. Attraverso la ricerca si valuta se l'assistenza erogata è adeguata e si possono prendere decisioni per modificare la clinica, ma anche le politiche sanitarie e assistenziali. La ricerca dà inoltre prestigio alla professione infermieristica, perché è sinonimo di professionisti preparati, intraprendenti e innovativi.

Le fasi del processo di ricerca nei formati editoriali

  • Progetto della ricerca (detto anche disegno della ricerca): spiega con quali modalità è stato condotto lo studio. Si trova nell'introduzione o nella sezione "Materiali e metodi" e può essere contenuto anche nell'abstract.
  • Campione: tipo e dimensioni. I soggetti su cui è stata svolta la ricerca, parte selezionata di una popolazione più ampia. È indicato nella sezione "Materiali e metodi" o in una sezione specifica; oltre a "campione", si usano i termini "soggetti" e "partecipanti". Nell'abstract si accenna al tipo di campione e se ne specificano le dimensioni.
  • Problemi etico-legali. La parte che tratta dell'opportunità di condurre la ricerca e delle richieste fatte per ottenere il consenso dei soggetti, della struttura sanitaria in cui si è svolta e dell'eventuale comitato etico. Si trova nella sezione "Materiali e metodi" o in quella sul campione.
  • Strumenti di misurazione. I metodi usati per misurare le variabili studiate, descritti nella sezione "Materiali e metodi", a volte chiamata "Metodi e strumenti".
  • Validità e affidabilità. Le modalità usate per spiegare se gli strumenti misurano davvero il fenomeno in questione e con quale precisione. Anche queste informazioni sono nella sezione "Materiali e metodi".

La bibliografia di un articolo di ricerca

Fonti e modalità di scrittura, di Alessandra Zampieron.

La bibliografia di un articolo permette valutazioni importanti sul suo merito e sulla sua qualità. Una buona modalità di citazione indica già un autore esperto, e altre caratteristiche sono segno di accuratezza, completezza e valore dello studio.

Caratteristiche delle fonti

  • Recenti o classiche.
  • Numerose o comunque adeguate al tipo di ricerca.
  • Citazione di libri, articoli (consultazione di banche dati), internet.

Sono gli elementi che permettono di riconoscere la qualità della bibliografia: quella di un buon articolo dovrebbe averli tutti.

Recenti o classiche

  • Il più recenti possibile (ultimi cinque anni).
  • Si possono usare fonti "classiche" o contenenti informazioni storiche.
  • Evitare le fonti non pubblicate (appunti delle lezioni, dispense).
  • Si possono usare le tesi.

Ad esempio, in ambito nefrologico una fonte classica può essere una pubblicazione dell'ANNA (American Nephrology Nurses' Association). Il Core Curriculum dell'ANNA, in particolare, pur non essendo recentissimo, resta un testo di grande valore.

Primarie

In genere si preferiscono le fonti primarie a quelle secondarie (fonti rielaborate o tradotte dalla lingua originale). Le fonti primarie sono le più idonee, ma in loro mancanza possono andare bene anche quelle secondarie. Attenzione però a non fingere di aver usato una fonte primaria se non è vero: per un esperto è facile accorgersi dell'uso di una fonte secondaria presentata come primaria. Molti libri e articoli, soprattutto i meno recenti, non sono facilmente reperibili in Italia: è meglio dichiarare il testo effettivamente usato. Internet permette comunque di acquistare articoli e testi direttamente dall'estero.

Numerose o comunque adeguate

La quantità e la qualità della bibliografia possono variare molto: da una bibliografia essenziale a una bibliografia ragionata, dettagliata e molto vasta. L'analisi bibliografica deve però essere completa, sistematica e critica. La vastità della bibliografia deve essere proporzionale all'importanza dello studio e al prestigio dell'autore e della rivista che pubblica l'articolo. Un numero minimo di fonti (10-20) è indispensabile, ma in genere conta più la qualità della quantità.

Prestigiose

Il prestigio può derivare dall'autore, dalla rivista, dalla casa editrice. Ogni settore del nursing ha i suoi autori e le sue riviste di prestigio: per l'ambito nefrologico, ad esempio, le pubblicazioni dell'ANNA a livello mondiale e dell'EDTNA/ERCA a livello europeo, con i loro rappresentanti più autorevoli. Più in generale, citare Paola Di Giulio o l'ex "La Rivista dell'Infermiere" in Italia è segno di valore dell'articolo; nel mondo è riconosciuto che una delle riviste infermieristiche più prestigiose è il Journal of Advanced Nursing. Anche fra le case editrici si preferiscono quelle con esperienza decennale nella letteratura infermieristica e un vasto catalogo dedicato al nursing.

Libri, articoli (banche dati), internet

Una buona bibliografia comprende tutti e tre i tipi di fonti:

  • libri: offrono una panoramica generale o specifica sul tema; lo svantaggio è che, anche se recenti, sono già datati;
  • indici di riviste, rapporti o sintesi: forniscono conoscenze recenti;
  • internet: vasto ma molto aggiornato.

I testi offrono le definizioni generali, gli articoli le acquisizioni più recenti; internet permette una panoramica globale dell'argomento, per essere sicuri di non aver dimenticato nulla e restare aggiornati.

Come citare gli articoli di rivista

Autori (tutti; se sono più di sei, farli seguire da "et al." o "e coll."), titolo, nome della rivista (anche nella forma abbreviata codificata da Index Medicus), data di pubblicazione (anno, eventualmente mese), numero del volume, numero del fascicolo, pagine. Ad esempio:

Woodcock S. Perché le infermiere nefrologiche si focalizzano sui problemi della compliance quando lavorano nel settore di ED riabilitativa? EDTNA/ERCA J., gennaio-marzo 1999; XXV(1): 30-32.

In genere si seguono modalità "accreditate" per elencare le fonti: quelle previste da Index Medicus, ad esempio, sono molto valide. In pratica, per gli articoli di rivista si tratta di riprodurre la modalità presentata nelle schermate degli indici informatici.

Come citare i libri

Autori, titolo, volume o numero dell'edizione, titolo del capitolo e relativo autore (se i capitoli sono scritti da autori diversi), casa editrice e città (o viceversa), anno di pubblicazione, pagine. Ad esempio:

  • Core curriculum for nephrology nursing (2a ed.). A.J. Jannetti Inc., Pitman, 1992.
  • Baer CL. Principles of patient education. In: ANNA. Core curriculum for nephrology nursing (2a ed.). A.J. Jannetti Inc., Pitman, 1992.

Concludendo

Spero di avere stimolato una gioiosa curiosità per la letteratura infermieristica di ricerca. Ma ricordate che il piacere di leggere viene leggendo!

I risultati della ricerca e la discussione

Di Alessandra Zampieron.

Quali risultati vengono esposti?

  • I dati generali sul campione (ad esempio quelli anagrafici).
  • I risultati principali, coerenti con gli obiettivi della ricerca: rispondono alle ipotesi e alle domande di ricerca.
  • I risultati collaterali: non previsti ma comunque interessanti, da presentare senza troppa enfasi.

Grafici e tabelle

Devono essere immediatamente interpretabili e senza ridondanze, con didascalia, numero di identificazione nel testo, titoli di righe e colonne, senza abbreviazioni.

Discussione (commento)

  • È l'interpretazione dei risultati, da cui deve restare chiaramente distinta.
  • Le affermazioni devono essere esplicite.
  • Le interpretazioni devono essere giustificate.

Nella discussione vanno fatti emergere i limiti della ricerca.

Un esempio

  • Studio: uso di un immobilizzatore come mezzo per ridurre l'incidenza delle infezioni del sito di uscita nei pazienti in CAPD.
  • Risultato principale: "In un periodo di 346,8 mesi… in 66 pazienti sono state riscontrate 24 infezioni sul sito di uscita… Ci sono state 7 infezioni nel gruppo con immobilizzatore, 7 in quello con cerotto e 10 in quello di controllo… non significativa."
  • Risultato secondario: "In 10 casi l'organismo in causa è stato lo Stafilococco Aureo…"
  • Discussione: "Questi risultati anche se non sono significativi al livello 0,5 indicano una tendenza verso un aumento delle infezioni nei cateteri non immobilizzati e nei portatori di St. A. Il metodo dell'immobilizzazione continuerà ad essere il cerotto."
  • Limite: "campione ridotto".

Apri l'immagine dell'esempio

Articoli

Gli articoli scientifici segnalati nella pagina del gruppo.

  1. Burrai F, Othman S, Brioni E, Silingardi M, Micheluzzi V, Luppi M, Apuzzo L, La Manna G. Effects of virtual reality in patients undergoing dialysis: study protocol. Holistic Nursing Practice 2019. doi: 10.1097/HNP.0000000000000330.
  2. Burrai F, Luppi M, Lupi R, Micheluzzi V, Donati G, La Manna G, Raghavan R. Effects of singing in patients undergoing hemodialysis: a randomized controlled cross over study. Biological Research for Nursing 2019; 21(1): 30-38.
  3. Brioni E, Magnaghi C, Delli Zotti GB, Sangiovanni E, Sciarrone Alibrandi MT, Apuzzo L, Manunta P, Logias F, Burrai F. Evaluation of the psychophysical well-being in the compliance of women with autosomal dominant polycystic kidney disease: an observational study. Giornale di Tecniche Nefrologiche e Dialitiche 2019. doi: 10.1177/0394936219858903. Leggi l'articolo
  4. Burrai F, Othman S, Brioni E, Silingardi M, Micheluzzi V, Luppi M, Apuzzo L, La Manna G. Virtual reality in dialysis: a new perspective on care. Journal of Renal Care 2018 Dec; 44(4): 195-196.
  5. Mettifogo M, Burrai F, Dorigo V, Zampieri C. Strategies and effectiveness of narrative medicine in renal patients: a literature review. Part 2. Giornale di Tecniche Nefrologiche e Dialitiche 2018; 30(1): 50-54.
  6. Mettifogo M, Burrai F, Dorigo V, Zampieri C. Strategies and effectiveness of narrative medicine in renal patients: a literature review. Part 1. Giornale di Tecniche Nefrologiche e Dialitiche 2017; 29(4): 281-284.
  7. Burrai F, Pegoraro M, Zito MP, Cadeddu M. Studio pilota randomizzato controllato: protocollo sperimentale sugli effetti di una medicazione a rilascio di argento in pazienti incannulati con tecnica buttonhole. Giornale di Tecniche Nefrologiche e Dialitiche 2017; 29(1): 37-42.
  8. Bovo L, Burrai F, Carossa F. Uso delle medicine complementari in nefrologia: una revisione di studi randomizzati e controllati (RCT). Giornale di Tecniche Nefrologiche e Dialitiche 2017; 29(3): 185-192.
  9. Taratufolo A, Burrai F. I finanziamenti europei per la ricerca. Giornale di Tecniche Nefrologiche e Dialitiche 2016; 28(3): 185-187.
  10. Burrai F. Effects of live sax music in patients undergoing haemodialysis: a randomized controlled trial. Giornale di Tecniche Nefrologiche e Dialitiche 2015; 27(4): 213-280.
  11. Burrai F, Micheluzzi V, Zito MP, Sisti D. Effects of live saxophone music on physiological parameters, pain, mood and itching levels in patients undergoing haemodialysis. Journal of Renal Care 2014; 40(4): 249-256. doi: 10.1111/jorc.12078.
  12. Burrai F. La metodologia di ricerca randomized controlled trial. Parte 1. Giornale di Tecniche Nefrologiche e Dialitiche 2014; 26(2): 134-138.
  13. Burrai F. La metodologia di ricerca randomized controlled trial. Parte 2. Giornale di Tecniche Nefrologiche e Dialitiche 2014; 26(3): 274-277.

Abstract e comunicazioni

Abstract presentati a congressi e contributi pubblicati sulle riviste di settore.

  1. Apuzzo L, Burrai F. L'efficacia delle terapie complementari in nefrologia e dialisi: una meta-analisi. Abstract Book, XXXVII Congresso Nazionale SIAN, Riccione.
  2. Brioni E, Magnaghi C, Delli Zotti G, Sangiovanni E, Sciarrone Aliprandi M, Ratti MM, Sarno L, Manunta P, Burrai F. Valutazione del benessere psico-fisico nell'aderenza terapeutica delle donne affette da malattia renale policistica autosomica dominante: uno studio osservazionale. Abstract Book, XXXVII Congresso Nazionale SIAN, Riccione.
  3. Brioni E, Magnaghi C, Delli Zotti G, Sangiovanni E, Sciarrone Aliprandi M, Ratti MM, Sarno L, Manunta P, Burrai F. Psycho-physical well-being in therapeutic adherence in women with autosomal dominant polycystic kidney disease: an observational study. Book of abstract, II Congresso GSD, UniSR, IRCCS H San Raffaele, Milano.
  4. Burrai F, Fenu L. Una strategia di governo assistenziale: l'umanizzazione delle cure. Giornale di Tecniche Nefrologiche e Dialitiche 2018; 30(1): NP1-NP10.
  5. Apuzzo L, Burrai F. PRISMA methodology nella revisione sull'utilizzo delle CAM in nefrologia e dialisi. Atti Congresso EDTNA/ERCA, 2018, Riccione.
  6. Lupi R, Burrai F. Studio cross-over sugli effetti del canto nei pazienti in emodialisi. Giornale di Tecniche Nefrologiche e Dialitiche 2017; 29(2): 103-112.
  7. Burrai F. L'assistenza olistica in nefrologia: innovazione e futuro. Giornale di Tecniche Nefrologiche e Dialitiche 2016. doi: 10.5301/GTND.2016.15610.
  8. Carossa F, Bovo L, Burrai F. Le terapie complementari in nefrologia. Giornale di Tecniche Nefrologiche e Dialitiche 2016. doi: 10.5301/GTND.2016.15610.
  9. Mettifogo M, Burrai F, Zampieri C, Dorigo V. Strategie ed efficacia della medicina narrativa nei pazienti nefrologici: una revisione della letteratura. Giornale di Tecniche Nefrologiche e Dialitiche 2016. doi: 10.5301/GTND.2016.15610.
  10. De Barbieri I, Bovo L, Beltrandi F, Burrai F. La morte e il morire dei pazienti in dialisi: la fase del focus group di una indagine qualitativa sulla percezione degli infermieri. Giornale di Tecniche Nefrologiche e Dialitiche 2016. doi: 10.5301/GTND.2016.15610.
  11. Burrai F. Holistic nursing: musica, touch therapy e guided imagery. Giornale di Tecniche Nefrologiche e Dialitiche 2015: 106-107.
  12. Burrai F, Micheluzzi V. Standards di reporting di randomised controlled trials. 32° Congresso EDTNA/ERCA, maggio 2014.
  13. Burrai F, Micheluzzi V, Giurdanella P, Zito MP. Studio pilota randomizzato controllato sugli effetti della musica live con sax in un campione di pazienti sottoposti ad emodialisi. Scenario 2013: 57.

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