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Tasto WhatsApp sul sito: perché converte più del form

Pubblicato il · Tempo di lettura 5 minuti

Il tasto verde è il modo più corto fra "sto guardando il tuo sito" e "ti sto scrivendo". Come impostarlo bene, e perché in certi casi il form resta indispensabile.

Fra un form di contatto e un tasto WhatsApp c'è una differenza che non è tecnica: è di fiducia.

Il form ti chiede nome, email, telefono e un messaggio, poi ti dice "ti risponderemo il prima possibile". In quel momento la persona non sa se ha funzionato, non sa quando la richiamerai, non sa nemmeno se quel modulo lo legge qualcuno. E ha appena lasciato dei dati a uno sconosciuto.

WhatsApp è una chat che quella persona ha già aperta tutto il giorno. Vede le due spunte, sa che è partito, sa che può rileggere cosa ha scritto e può insistere domani. Non ha lasciato dati: ha mandato un messaggio.

Il form chiede un atto di fiducia. WhatsApp chiede un messaggio. Il secondo costa molto meno.

Noi vediamo il tasto WhatsApp lavorare più del form su quasi tutte le attività che ci passano davanti, soprattutto quelle dove il cliente ha fretta: idraulici, ristoranti, parrucchieri. Un numero pubblico e verificabile su questa differenza non ce l'abbiamo: da verificare prima di scrivere qualsiasi percentuale in pagina.

Dove va messo il tasto

Il tasto WhatsApp funziona se si vede sempre, senza che nessuno lo cerchi. Le posizioni che rendono:

  • In alto, accanto al menu, dove l'occhio va per primo.
  • Fisso in basso a destra, che resta lì mentre la pagina scorre. È la posizione che fa la maggior parte del lavoro dal telefono.
  • Dentro le sezioni giuste: sotto il menù del ristorante, sotto il listino dei servizi, sotto la scheda dell'intervento urgente.

Quello che non funziona è il tasto solo in fondo alla pagina contatti. Chi arriva lì ti avrebbe scritto comunque.

Il messaggio precompilato cambia tutto

Questo è il dettaglio che separa un tasto che funziona da un tasto che sta lì. Il collegamento a WhatsApp può aprire la chat con un testo già scritto, che la persona deve solo mandare.

Serve a due cose. La prima: toglie l'imbarazzo del foglio bianco, che è il vero motivo per cui molti chiudono senza scrivere. La seconda: ti dice da dove arriva quel contatto.

Alcuni esempi che puoi copiare:

  • dalla pagina prenotazioni: "Ciao, vorrei prenotare un tavolo. Siamo in ";
  • dalla pagina di un servizio: "Ciao, vorrei informazioni su ";
  • dalla scheda pronto intervento: "Ciao, ho una perdita. Sono in zona ".

Lascia la frase aperta: la persona la completa in due secondi e ha già detto tutto quello che ti serve per rispondere.

Quando il form resta indispensabile

Il tasto WhatsApp non manda in pensione il form. Ci sono casi in cui il modulo è la scelta giusta:

  • quando ti servono informazioni ordinate e sempre le stesse (data, numero di persone, indirizzo, misure);
  • quando devi tenere traccia delle richieste e non perderle nella chat;
  • quando chi scrive è al computer in ufficio, e sul telefono aziendale WhatsApp non ce l'ha;
  • quando servono un consenso privacy scritto e un allegato.

La regola pratica: WhatsApp per chi ha fretta e vuole parlare con una persona, form per chi deve mandarti dati. Tienili tutti e due, ma non uno accanto all'altro con lo stesso peso: uno è il tasto principale, l'altro sta nella pagina contatti.

Tre regole per non farti odiare

Il tasto verde è comodo anche per chi ti scrive alle undici di sera. Tre accorgimenti evitano i guai.

Usa un numero dell'attività, non il tuo personale: il giorno che vendi, cambi mestiere o assumi qualcuno, quel numero resta all'attività.

Scrivi da qualche parte quando rispondi. Basta una riga accanto al tasto: "Rispondiamo negli orari di apertura". Chi sa che aspetta fino a domani non si arrabbia.

E ricordati che quei numeri sono dati personali: se poi li usi per mandare promozioni, serve che la persona sia d'accordo. Raccogliere contatti è utile solo se lo fai in modo pulito.

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